Costruire un’identità?

Mi trovo sempre più spesso a leggere di costruzione dell’immagine, di costruzione dell’identità aziendale.

Questa cosa mi rende confuso. Ho sempre pensato che l’identità aziendale, quando c’è, nasce con l’azienda stessa. Ho sempre pensato che quello che possiamo fare, come consulenti, è aiutare le aziende a prenderne coscienza, farle capire l’importanza e lavorare insieme per trovare i modi ed i mezzi per comunicarla in modo efficace.

Ma è un lavoro faticoso, che richiede introspezione e per questo il concetto che “la comunicazione dell’identità come principale prodotto di un azienda” è un argomento sottovalutato, in molti casi considerato superfluo. Viviamo in un momento storico del tutto e subito, della velocità. La maggior parte degli imprenditori cerca l’espediente virale, il prodotto che fa impennare le vendite, l’idea che fa diventare milionari e ci consentirà di avere ville e panfili.

Parlare di missione, di visione, di creare valore viene percepito di secondaria importanza, prima c’è fatturare, da fare marketing, da trovare follower sui social.

Poi penseremo alla filosofia. Con la filosofia non si mangia (come con la Cultura).

Da qualche parte comunque, questi imprenditori del fare, hanno letto che è importante parlare di mission e vision, ed ecco troviamo spesso le stessa frasi – tanto chi la legge – declinate in modi più o meno forbiti, ma che un occhio attento riconosce essere di circostanza, fatta con un copia/incolla più o meno di qualità. Si pensa che sia una questione da liquidare con due ore di tempo di un bravo copywriter.

La storia ed i numeri parlano una lingua diversa. Raccontano che per superare le sfide e le avversità del mercato serve un nucleo di valori chiari, possibilmente scritti e condivisi tra tutti, soci, dirigenti, impiegati.

In mancanza di una identità aziendale chiara, senza di linee guida, le conseguenze sono devastanti, la comunicazione si basa su l’apparenza, le varie attività di comunicazione non sono allineate tra di loro e tantomeno all’identità, visto che non è stata definita.

La parte che riguarda il cuore della nostra comunicazione, che dovrebbe raccontare chi siamo e perchè siamo diversi dagli altri, viene delegata all’ego dei creativi, che realizzeranno ottimi prodotti, utili però più ad arricchire il proprio portfo(g)lio, che a creare valore per il committente.

Se questa breve analisi ha un senso, e io credo che lo abbia, allora non stiamo parlando di filosofia, stiamo parlando di futuro, di soldi, di prosperità, in alcuni casi della sopravvivenza stessa di queste aziende.

Articolo pubblicato originariamente qui

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